Di seguito si espongono brevi informazioni circa una possibile correlazione tra la somministrazione di antipsicotici e il tromboembolismo venoso (TEV).
Tali note, che non vogliono essere esaustive sull’argomento, forniscono uno spunto di ricerca e mettono in luce un aspetto a volte sottovalutato della terapia antipsicotica.
Alcuni articoli, infatti, evidenziano un’associazione tra aumentato rischio di TEV e la somministrazione di antipsicotici, Ad oggi, non sono disponibili dati certi ed univoci sulla suddetta correlazione, tuttavia sembrerebbe che il rischio cambi in relazione a fattori quali il sesso, l’età, il tempo di somministrazione, l’abitualità alla terapia antipsicotica, l’associazione di più farmaci: il rischio sembra essere maggiore per il sesso femminile, con età superiore ai 65 anni, per somministrazioni di durata superiore ai 7 gg, nei casi di associazione con altri psicotici e antidepressivi, per gli antipsicotici atipici. Inoltre, sebbene gli antipsicotici atipici, come gruppo, siano apparsi avere una più forte relazione con l’incidenza di tromboembolismo venoso, rispetto ai vecchi farmaci, l’Aloperidolo (Haldol) ed ancor di più la Quetiapina (Seroquel) sembrano avere una maggiore correlazione con il rischio di TEV [British Medical Journal, 2010].
Gli studi pubblicati su Drug Safety nel 2014 [antipsychotic Drug Exposure and Risk of Venous Thromboembolism: A Systematic Review and Meta-Analysis of Observational Studies], indicherebbero genericamente un incremento del 50% del rischio di sviluppare tromboembolismo venoso a seguito dell’esposizione ad antipsicotici. Tale aumento del rischio sembra essere comparabile per farmaci antipsicotici di prima (FGA) e quelli di seconda generazione (SGA), mentre vi sono dati troppo limitati per valutare il rischio associato ai singoli antipsicotici. Tuttavia, l’eterogeneità e la qualità complessiva degli studi così come la scelta di comparatori con differenti livelli basali di rischio sono però limiti che vanno tenuti in considerazione nell’interpretazione di tali risultati e rendono, dunque, meno certa tale correlazione causale.
Pertanto, ad oggi tale correlazione deve ritenersi rara: in uno studio condotto in UK dal 1963 al 2008 (45 anni), per esempio, sono stati identificati effettivamente solo 6 casi di eventi tromboembolici (in particolare embolismo polmonare) con sospetta associazione con somministrazione di aldoperidolo (farmaco antipsicotico tipico) [MHRA, 2009].
Gli studi citati suggeriscono, dunque, che esiste una correlazione causale tra TEV e farmaci antipsicotici; che non è possibile stabilire con certezza il rischio associato a specifici farmaci, nonostante sembra essere maggiore per l’aloperidolo e la quietapina; che tali eventi sono considerati rari e che tuttora tale correlazione è oggetto di studio, non avendo conseguito, nelle varie ricerche pubblicate, certezze circa l’effettiva incidenza di questi farmaci nel fenomeno tromboembolico rispetto ad altri fattori che, possono invece aver giocato un ruolo predominante e con un peso causale maggiore (età, sesso, BMI, ect.).
Alcuni articoli di riferimento:
VenousThromboembolismAndNeuroleptics-Hagg2008
Complicanze trombotiche nel trattamento con farmaci antipsicotici – Minerva Medica 2013 Aprile;104(2

