Dopo aver inviato la lettera alla dott.ssa Marino senza alcun riscontro, riteniamo di dover esprimere il nostro parere su alcune delle problematiche che potrebbero rappresentare la causa di tale mancato riscontro.
Condividiamo, infatti, le perplessità della dott.ssa Marino nel caso di affidamento di incarichi di procedimenti patrocinati da avvocati con i quali il CTU svolge continuativamente e con una certa frequenza collaborazione in veste di CTP. Questa circostanza, potrebbe effettivamente sfociare in un potenziale confitto d’interesse.
Sarebbe pertanto, per ragione di opportunità, auspicabile che si rinunci all’incarico eventualmente affidato, quando ci si trovi nelle predette situazioni nel rispetto della nostra etica e professionalità.
In tal modo, certamente si eviterebbero quelle situazioni di “disagio” valutativo, temute dalla dott.ssa Marino, ma al contempo si potrebbe consentire al CTU di svolgere in tutti gli altri casi anche il ruolo di CTP.
Impedire apriori al CTU di svolgere anche il ruolo di CTP e viceversa, infatti, oltre a discreditare la “professionalità” e l’etica dello specialista in medicina legale, apre ancor di più le maglie all’affidamento di incarichi a consulenti “improvvisati”, con il rischio di ledere il diritto del cittadino ad una corretta assistenza.
Inoltre, nell’ipotesi che l’affidamento congiunto (con specialisti in altre branche) possa rappresentare un ulteriore limite al conferimento di incarichi allo specialista in medicina legale, in quanto foriero di un incongruo aumento dei costi, riteniamo di dover ribadire che la formazione di collegio (spec.sta in medicina legale + altro specialista) è previsto dal nostro codice deontologico e che, secondariamente, tale necessità spesso scaturisce da esami obiettivi palesemente difformi rispetto alle certificazioni in atti, per i quali si potrebbero adombrare sospetti di “falso”.
Per superare questo empasse, sarebbe auspicabile che gli specialisti in medicina legale motivino congruamente la richiesta di affiancamento con uno specialista soprattutto quando vengano rilevate difformità tra le certificazioni in atti ed il proprio esame obiettivo. Quindi assumersi in prima persona la responsabilità dell’obiettività rilevata e della valutazione che ne consegue.
Non dobbiamo dimenticare che, pur non essendo specialistici clinici neurologi/psichiatri/geriatri, ecc., prima ancora che specialisti in medicina legale siamo MEDICI.
Il giudizio formulato sulla base della sola certificazione in atti non rende giustizia alla nostra professionalità e certamente non solo non rende la differenza con colleghi non specialisti in medicina legale, ma ci avvina a meri burocrati.
In conclusione, come associazione, ci riproponiamo di fornire gli strumenti (es. linee guida condivisibili da tutti i soci) per svolgere nel modo migliore possibile la nostra attività di consulente, al fine di promuovere la nostra professionalità mettendo in rilevo le specificità della nostra specializzazione. Pertanto, il nostro obbiettivo prossimo dovrà prevedere il miglioramento della nostre competenze, perché lavorare meglio degli altri è probabilmente l’unico vero strumento per poter avanzare in futuro richieste analoghe.
Noi ci impegneremo, inoltre, a perseverare nell’obiettivo succitato con l’indispensabile supporto del sindacato (SISMLA), al quale Noi tutti dovemmo in futuro aderire, e ci auspichiamo anche una maggiore collaborazione da parte di tutti gli associati rispetto a quanto sopra suggerito.

