Il ruolo decisionale del medico di Pronto Soccorso nel caso di omessa diagnosi e il peso del “consenso informato” del paziente nella dimissione al domicilio


Il caso: una giovane donna di 42 anni accede, su suggerimento del proprio medico curante, al PS con toracoalgia e parestesie all’arto superiore per “approfondire” il caso. Il medico di PS esegue un EGC che  risulta nella norma, somministra un antidolorifico con attenuazione della sintomatologia algica e dimette al domicilio la paz, che firma “il rifiuto di ricovero“.

La paziente, tornando a casa, dopo aver salito tre piani a piedi, decede. L’autopsia rileva stenosi della coronarie.

La sentenza di 1° grado riconosce la condotta colposa del medico che non esegue i dovuti accertamenti (tra cui la ricerca enzimatica).

I sanitari propongono ricorso, che non viene accolto. Secondo i Giudici, il medico di PS ha il dovere di “approfondire” la concione clinica lamentata dalla paziente, non potendola dimettere con una diagnosi espressiva solo della sintomatologia “toracoalgia”; pertanto, alla luce della sintomatologia lamentata avrebbe dovuto piuttosto richiedere una consulenza specialistica.

Rispetto a”Al medico del pronto soccorso non si richiede una competenza multispecialistica. Si può e si deve richiedere, però, quella competenza e quella perizia richieste ad un medico di medicina d’urgenza atte a comprendere quali sono quei casi che vanno sottoposti a consulto specialistico, quali quelli che vanno tenuti in osservazione, quali quelli che necessitano di ulteriori approfondimenti diagnostici”.

La Corte, inoltre, entrando nel merito delle indagini da eseguire nei casi di toracoalgia, afferma che “né l’esito negativo dell’unico elettrocardiogramma valido effettuato, né l’attenuazione del dolore dovuta alla somministrazione dell’antidolorifico costituivano circostanze dirimenti per escludere in maniera netta la malattia cardiaca”. In particolare nel caso de quo, dal momento che dalla prove testimoniali emergeva un’insufficiente raccolta anamnestica.

Dalle linee guida emesse dalla ASL di Frosinone rispetto al dolore toracico, si legge, per esempio, che circa 1/3 dei pazienti con dolore toracico acuto ha un ECG normale: la normalità del tracciato non esclude la presenza di ischemia miocardica acuta, anche se probabilmente è espressione di una condizione a basso rischio di gravi eventi clinici a breve termine.

Proponiamo di seguito alcune delle Linee Guida scaricabili online.

Linee guida NSTEMI 2011 ita

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dolore toracico percorso diagnostico

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Rispetto al consenso informato e al “rifiuto al ricovero” firmato dalla paziente, i Giudici correttamente affermano che tale “firma” non può essere esaustiva, dovendo dimostrare la corretta informazione fornita al paz; nel caso in specie, dunque, mancando una diagnosi di dimissione e non avendo eseguito i dovuti accertamenti, l’informazione fornita dal medico alla paziente non poteva che essere stata parziale e, dunque, insufficiente per l’acquisizione di un valido consenso.

La Corte, rispetto alla sottoscrizione da parte della paziente del modulo preformato del referto di pronto soccorso in corrispondenza della voce “rifiuta il ricovero”, “ritiene la contingenza inidonea ad esplicare efficacia scriminante, in quanto il rifiuto opposto dalla paziente non sarebbe stato preceduto da sufficiente informazione circa la patologia in atto e circa i rischi letali connessi al suo eventuale acuirsi. [omissis] La questione non può essere risolta sul piano meramente formale dell’esistenza della sottoscrizione, dovendosi accertare se essa sia stata apposta in maniera consapevole e, in particolare, se il medico abbia assolto in maniera adeguata all’obbligo di informazione completa e chiara che la legge gli impone”.

Segue il testo della sentenza, da italgiure.it

Sent. Cass. Civile Resp. medica aprile 2016 Sent. Cass. penale Resp. medica aprile 2016